Una pausa.
“Deve essere caduto sotto il letto.”
Ed ecco fatto, la tensione si è dissipata.
L’oggetto misterioso che mi era sembrato così strano, così fuori posto nell’oscurità, improvvisamente riacquistò la sua vera identità: un frammento dimenticato dell’immaginazione infantile, spogliato del suo significato solo perché l’avevo trovato fuori contesto.
Rimasi lì ancora un attimo, tenendolo ora con noncuranza, quasi divertito nel vedere con quanta rapidità la paura si trasformasse in qualcosa di futile una volta ricevuta la spiegazione.
Perché, in fin dei conti, non ha mai rappresentato una minaccia.
Questo non è mai stato un mistero.
L’ho rimosso lentamente.
Inizialmente non riuscivo a capire cosa stessi vedendo.
Era uno strano oggetto blu, irregolare, spigoloso e dall’aspetto insolitamente bizzarro. Non assomigliava a nulla che potessi classificare immediatamente. Non un giocattolo nel senso ovvio del termine. Non un oggetto domestico. Non qualcosa che appartenesse alla camera da letto di un bambino, o persino a una casa normale.
La sua forma era irregolare, quasi aggressiva: curve frastagliate, sporgenze appuntite e strani punti che catturavano la debole luce del mio telefono, conferendole un aspetto quasi realistico. Il blu era profondo e tenue, ma paradossalmente intensificato dall’oscurità circostante, come se assorbisse il mio sguardo anziché rifletterlo.
Lo rigirai lentamente tra le mani.
Niente aveva senso.
Nessuna iscrizione. Nessun segno. Nessuna istruzione. Nessuna funzione apparente. Solo un oggetto che sembrava avere uno scopo, ma si rifiutava di spiegarne il funzionamento.
Per qualche secondo, la mia mente ha fatto quello che fa sempre in assenza di informazioni: ha iniziato a inventare possibilità.
Un dispositivo elettronico guasto?
Una sorta di dispositivo sperimentale?
Il resto è nella pagina successiva